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CosimoCristina
Giornalista scomodo "suicidato" dalla mafia
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Blog realizzato da Calogero Giuffrida www.comunicalo.it
CULTURA
5 maggio1960. Rinvenuto cadavere Cosimo Cristina, il cronista che sfidò la mafia delle Madonie
5 maggio 2008

cosimo cristinaEra il primo pomeriggio del 5 maggio del 1960 quando il corpo di Cosimo Cristina, giovane giornalista siciliano, fu rinvenuto cadavere sui binari del treno a Termini Imprese. Due giorni prima, la mattina del 3 maggio alle ore 11 circa, Cosimo Cristina, 25 anni, uscì di casa ben vestito, con il solito cravattino, rasato di fresco e profumato. La sera, non vedendolo rincasare, i genitori e le tre sorelle si impensierirono. Ma Co. Cri. - così firmava gli articoli il giovane cronista - non tornò a casa neanche dopo due giorni.
Vane le ricerche dei parenti, degli amici e dei carabinieri. Furono due giorni di disperazione. Di Cosimo Cristina nessuna traccia. Il suo corpo fu rinvenuto cadavere due giorni dopo dal guardalinee del Bernardo Rizzo. Il padre, impiegato delle Ferrovie, apprese la notizia dalla radio.

scena del delitto cristinaCosimo Cristina era nato a Termini Imerese l’11 agosto 1935. Tra il 1955 e il 1959 aveva collaborato come corrispondente per L’Ora di Palermo, per il Giorno di Milano, per l’agenzia Ansa, per il Messaggero di Roma e per il Gazzettino di Venezia. Giovane e ambizioso, aveva anche fondato e dirigeva a Palermo, il periodico Prospettive Siciliane.Stava davanti alle telescriventi dell'Ansa di Palermo ad aspettare per ore il lancio dello notizie siciliane. Quando arrivavano le notizie in cui è detto in quattro parole il fatto accaduto, lui correva alla ricerca di un mezzo per arrivare sul luogo dei fatti e poter mandare i suoi servizi ai giornali. “Correva per mezza Sicilia, senza automobile, per quei pochi soldi che gli mandavano. I pezzi uscivano firmati o no, lui li ritagliava e li conservava. Erano il suo piccolo orgoglio di corrispondente di provincia che sognava il giornalismo vero ad occhi aperti. Certe volte saltava sull’auto dei vigili del fuoco per correre sul posto di un incendio, altre volte si faceva dare un passaggio da una camionetta della polizia. A un amico confessò che andava sulle trazzere in bicicletta verso i luoghi dove erano avvenuti delitti”.

artPortava baffi e pizzo e indossava papillon. “Lo prendevano in giro, qualcuno lo chiamava D’Artagnan – si legge sul Giornale di Sicilia 7 ottobre 1966 -. Se gli sfottimenti lo colpivano non lo dava a vedere. A Termini, uno che vuole fare il cronista e non l’avvocato o l’impiegato alla regione è un fallito, se poi porta baffi a punta e pizzo e farfallina è ridicolo. Se tocca i mafiosi è matto. Cosimo Cristina, nel giudizio comune, era un po’ di tutte queste cose". Il giovane cronista non è stato mai commemorato dalle istituzioni nella sua cittadina, la sua storia è caduta nel dimenticatoio, eppure giovanissimo con i suoi articoli creava il panico a Termini e nelle Madonie. Il suo delitto rimase impunito, furono depistate le indagini e passò come “suicidio”. Sole nel 1966 il questore di Palermo Mangano riaprì le indagini, fu riesumato il cadavere per l’autopsia, ma non ci fu nulla da fare, era ormai troppo tardi, il “caso Cristina” fu archiviato.

 Racconta di Cosimo Cristina Giovanni Cappuzzo, condirettore di Prospettive Siciliane: “Aveva un particolare fiuto della notizia-sensazione, della notizia da prima pagina. Si era fatto tutto da sé – ricorda Capuozzo - con la sua ostinata capacità, con il suo grande intuito, ed aveva un programma ben definito: sapeva quel che voleva. Per primo, bisogna dargliene atto, in un periodo in cui era pericoloso nella nostra provincia muoversi in un certo senso, affondare il bisturi su certi temi tabù, affrontare certi argomenti spinosi, egli ebbe questo coraggio. Il mestiere lo conosceva, con un istinto da sbalordire anche i più preparati giornalisti”.




permalink | inviato da ComuniCalo il 5/5/2008 alle 10:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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