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CosimoCristina
Giornalista scomodo "suicidato" dalla mafia
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Blog realizzato da Calogero Giuffrida www.comunicalo.it
Esplode il "dossier Mangano" riaperte le indagini sul "caso Cristina"
28 giugno 2007

è stata la coraggiosa attività giornalistica che ha portato Cosimo Cristina alla morte. è stato il suo giornale Prospettive Siciliane con le sconcertanti rivelazioni sui più misteriosi delitti di mafia, ad attirargli l’odio dei componenti dell’onorata società di Termini e di Caccamo. Non ne dubita più nessuno. Oggi a Termini è stata una giornata calda. Non è passato inosservato un intenso movimento tra Procura, Commissariato di P.S., compagnia carabinieri. è circolato qualche nome di quelli contenuti nel famoso dossier del Nucleo Mangano. Nomi anche di stimati professionisti del luogo. Nomi che non hanno ricevuto alcuna conferma. Mai era stato dato di vedere un muro così spesso di riserbo sull’intera vicenda. Al contrario, è  stato detto che l’arciprete di Caccamo, don Salvatore Panzeca, fratello del boss attualmente ristretto all’Ucciardone di Palermo perché incluso nel “rapporto dei 37”, non è compreso nell‘elenco redatto dall‘antimafia della questura palermitana. La proiezione di talune voci riportate dall’uno all’altro ha portato, ieri mattina, il nome di don Salvatore Panzeca sulla bocca di tutti. La notizia è rimbalzata in città. Il restò è noto. Il “caso Cristina” è troppo grosso per pensare che potesse passare inosservato, oppure sotto silenzio”. 24 giugno 1966 (dal Giornale di Sicilia).

Clamorose dichiarazioni di Giovanni Cappuzzo, condirettore di Prospettive Siciliane: “Aveva un particolare fiuto della notizia-sensazione, della notizia da prima pagina. Si era fatto tutto da sé, con la sua ostinata capacità, con il suo grande intuito, ed aveva un programma ben definito: sapeva quel che voleva. Per primo, bisogna dargliene atto, in un periodo in cui era pericoloso nella nostra provincia muoversi in un certo senso, affondare il bisturi su certi temi tabù, affrontare certi argomenti spinosi, egli ebbe questo coraggio. Il mestiere lo conosceva, con un istinto da sbalordire anche i più preparati giornalisti.
Cosimo Cristina pubblicò nel primo numero un servizio esclusivo. Aveva scoperto interessanti elementi a proposito di un delitto rimasto impunito ad opera di ignoti: uno dei tanti casi archiviati. Ma come poteva essere archiviato un caso di omicidio, di cui era facile ricostruire la trama, scoprire i mandanti, trovarne i motivi?, si chiedeva Cristina. Fu un’opera faticosa la sua, una fatica improba. Sapevamo tutto su quel delitto. Fu solo lo spirito di moderazione cui si è sempre improntata la mia azione in ogni atto della mia esistenza a frenare il caro Cosimo, che avrebbe voluto scrivere ogni cosa. Ma già di per sé il pezzo era forte e pesante. Nel testo dell’articolo si formulavano ipotesi, ma non erano ipotesi soltanto sortite dalla fantasia eccitata di un giornalista. Qualcosa, in un determinato ambiente, si mosse. Ricevette delle minacce per telefono, più volte. Una di queste riuscì anche a registrarle. Io le ascoltai dal registratore. Era contento, perché, diceva lui 'avevamo fatto centro', se cominciavamo a dare fastidio a qualcuno". 24 giugno 1966 (dal quotidiano Telestar).


 




permalink | inviato da ComuniCalo il 28/6/2007 alle 11:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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